Recensione – Man in the dark

dont_breathe"Man in the dark", in originale "Don't Breathe"- non respirare - che riassume perfettamente lo stato di difesa che occorrerà ai protagonisti di uscire dall'inferno in cui si sono cacciati. Ma non vale solo per loro, vale anche per il pubblico. Fede Alvarez, al suo secondo lungometraggio dopo l'apprezzato remake de "La Casa" targato 2013, costruisce un thriller che vuole essere, riuscendoci, letteralmente mozzafiato. Allora eccoci a seguire le punibili scelte di vita dei tre protagonisti, che decidono di tentare un ultimo colpo prima di congedarsi definitivamente, entrando nella dimora di un reduce di guerra, rimasto privo della vista e ottenuto un risarcimento a tanti zeri dopo la tragica perdita che ha colpito la sua famiglia. dontbreathetrio-0-810x456"Ma è cieco, sarà una passeggiata" - per la serie: le ultime parole famose. Incautamente si ritrovano a fronteggiare un nemico, elementarmente sottovalutato, addestrato, esperto e più pericoloso di loro. Il gioco del gatto che si rivela topo, e come topi i tre ragazzi si ritrovano in trappola. Il lungo pianosequenza, al momento dell'ingresso abusivo nell'abitazione, ci mostra tutta la casa. La tensione diventa pian piano più tangibile e rimane alta anche dopo la partenza vera e propria dei fatti,  con elementi già ingiustamente anticipati dal trailer distribuito e che avrebbero regalato allo spettatore qualche sorpresa in più durante la visione della pellicola. dont-breathe-horror-movie-spoilersAlvarez crea claustrofobia con la sua regia, non risparmia violenze nello svolgimento e colpi di scena. Volutamente cruento e decisamente non incline a togliere il piede dall'acceleratore, il film riesce nell'intento di non distrarti un minuto dallo schermo, nemmeno quando si presenta un panorama più rilassato, invogliandoti a respirare con cautela sia in sala che fuori, una volta terminata la pellicola. Lasciandoti inoltre con un interrogativo sia durante che dopo la visione, “da che parte stare?”. Dalla parte di delinquenti o da quella di un veterano di guerra innocente? Ma la risposta è meno ovvia quando si vede il film. Non si può non citare la performance di Stephen Lang, che molti ricorderanno per il suo ruolo da villain in Avatar di James Cameron, ma che ha all'attivo numerosi lungometraggi e serie tv. La sua interpretazione doveva essere ed è il fulcro principale del film, in grado di riuscire a rivelarsi "un gatto" che nessun topo vorrebbe avere di fronte.
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