Recensione “Perfetti Sconosciuti”

Io faccio commedie, non sono abituato a vincere premi.
genovese david

Il regista Paolo Genovese alla cerimonia dei David di Donatello.

L'aria incredula, l'emozione e il volto sorpreso di Paolo Genovese prendono il comando quando viene annunciato che il suo "Perfetti Sconosciuti" è il vincitore ai David di Donatello 2016. Il buon regista ha anche evidenziato una certa modestia sul palco, poi voluto condividere con il cast del film, perché non è una semplice commedia, diciamolo. "Perfetti Sconosciuti" è una macchina intelligente che vanta uno dei cast corali meglio assortiti visti ultimamente. Si tratta di un film che fonda le sue radici sulla paura più comune, specialmente oggi che siamo diventati schiavi dei nostri smartphone, dimostrato anche dal personaggio interpretato da Battiston, la paura di svelare alla luce e agli occhi critici di chi ci circonda il lato più privato che nascondiamo, anche e sopratutto, vuole sottolineare Genovese, nella vita di coppia. Ed ecco che una tranquilla cena tra amici, ognuno di loro interpretato alla perfezione, si trasforma in un pericoloso gioco dove tutto viene messo in dubbio.
Il selfie che i protagonisti si scattano in una scena del film.

Il selfie che i protagonisti si scattano in una scena del film.

Il pubblico non rimane a guardare, la regia di Genovese ci fa partecipare e non ci fa perdere alcun discorso che i nostri protagonisti affrontano, ci fa ficcare il naso nei loro affari. Grazie alla brillante sceneggiatura, vincitrice del David, scritta a dieci mani da Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello, abbiamo modo di amare,odiare, affezionarci, provare tenerezza, rimanere delusi e sorpresi nei confronti di queste persone, semplicemente come nella vita. Ecco il punto di forza del film, parte da una semplice quanto diabolica idea per trasformarsi in un palcoscenico dove, a volte enfatizzando, viene messo in scena uno spettacolo dai risvolti tranquillamente attribuibili alla vita vera. L'eclissi lunare fa da cornice metaforica alla vicenda e il finale, che qui non sveleremo, fa raggiungere al film quel livello elevato che la commedia che in genere siamo abituati, a volte tristemente, a conoscere non raggiunge. Lo osanniamo perché ci viene complicato non farlo. Siamo contenti che questo film abbia vinto e che abbia avuto un buonissimo riscontro con il pubblico quando è uscito in sala. Bravo Paolo Genovese.
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